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Gli italiani e gli investimenti ESG: la ricerca di Banca Sella

Gli italiani e gli investimenti ESG: la ricerca di Banca Sella

Una ricerca di Banca Sella in collaborazione con Capgemini indaga il rapporto tra investitori italiani e investimenti ESG, per approfondire domande ed esigenze.

La ricerca di Banca Sella in collaborazione con Capgemini sul rapporto tra investitori e investimenti ESG

Negli ultimi anni gli investimenti ESG hanno acquisito crescente visibilità anche tra gli investitori italiani e sono entrati progressivamente nel dibattito pubblico e nelle strategie di allocazione del risparmio. 

Come evidenzia la ricerca di Banca Sella in collaborazione con Capgemini, questo interesse è stato alimentato in particolare dall’introduzione di nuove normative europee che hanno orientato in modo più strutturato le politiche di investimento verso criteri ambientali, sociali e di governance. 

Allo stesso tempo, però, proprio la complessità del quadro regolatorio e l’elevato flusso di informazioni disponibili hanno contribuito a generare un’incertezza tra gli investitori, che avvertono sempre più la necessità di rafforzare le proprie competenze finanziarie

Oggi, l’interesse attivo verso il mondo degli investimenti ESG riguarda una nicchia di persone e, intorno a questi temi, cresce il bisogno di informarsi e approfondire, soprattutto da parte di chi si trova in una fase di esplorazione. Ma cosa chiedono davvero gli investitori e qual è il loro reale livello di consapevolezza? 

Scopriamo di più sui principali risultati emersi dalla ricerca insieme ad Andrea Massitti, Responsabile impatto e Sostenibilità di Banca Sella e Laura Fineo, Responsabile Comunicazione e Relazioni con i Soci di Banca Sella

 

Perché oggi gli investimenti ESG generano interesse ma anche domande

L’interesse degli investitori italiani verso gli investimenti sostenibili è cresciuto negli ultimi anni e l’esperienza diretta sembra rafforzare questa tendenza: tra chi ha già effettuato almeno un investimento ESG, il 76% si dice disposto a farne altri.

In una prima fase, un ruolo decisivo è stato svolto dalla normativa europea, che ha contribuito a diffondere maggiore conoscenza e consapevolezza sui temi ESG. L’introduzione di nuovi standard e criteri ha infatti aiutato a superare una visione iniziale spesso limitata al solo concetto di “green” e favorito, dunque, una comprensione più ampia della sostenibilità, che include anche dimensioni sociali e di governance.

Con il tempo, però, la crescente stratificazione delle regole, l’abbondanza di informazioni e la moltiplicazione di criteri e classificazioni hanno reso il quadro più complesso. Secondo quanto emerge dalla ricerca, questo processo ha generato in parte degli investitori un overload di informazioni: di fronte a una comunicazione percepita come eccessiva o poco chiara, l’interesse iniziale ha finito per trasformarsi in disorientamento o persino in rifiuto. È in questo contesto che la sostenibilità rischia di essere vista più come un mero adempimento normativo che come una scelta strategica di investimento.

Anche per effetto di questo overload informativo, il crescente interesse registrato negli anni scorsi sembra oggi attraversare una fase di rallentamento, iniziata a partire dal 2023. Diversa, invece, la prospettiva nel mondo delle imprese, dove – superate le resistenze iniziali – la sostenibilità è sempre più considerata una leva di sviluppo e un’opportunità competitiva.

Qual è la percezione degli investitori sugli investimenti ESG

Secondo la ricerca, emergono alcuni elementi che influenzano il modo in cui gli investitori si avvicinano agli investimenti ESG. In particolare, si distinguono tre fattori principali:  

  • Overload informativo. Come già accennato, la crescente quantità di informazioni, norme e classificazioni legate alla sostenibilità può avere un effetto controproducente. Il bombardamento comunicativo rischia infatti di generare negli investitori una sensazione di sovraccarico che, invece di favorire la comprensione, produce distanza e disorientamento rispetto al tema.
  • Difficoltà nel riconoscere cosa sia davvero sostenibile. La molteplicità di criteri, metriche e definizioni rende complesso orientarsi. Non sempre è chiaro quali siano effettivamente considerabili come prodotti finanziari ESG e secondo quali parametri. Non a caso, solo un investitore su tre dichiara di avere sufficiente fiducia nelle proprie competenze per riconoscere un investimento sostenibile.
  • Timore di greenwashing. Un ulteriore elemento di cautela riguarda il rischio che prodotti o aziende si presentino come sostenibili senza esserlo realmente. La mancanza di standard pienamente condivisi può infatti lasciare spazio a comunicazioni poco trasparenti. I dati mostrano che nel 2023 sono stati segnalati 234 casi di presunto greenwashing, con un aumento del 13,6% rispetto all’anno precedente (nel 2018 i casi segnalati erano solo 40).

Come orientarsi negli investimenti ESG

Ma cosa emerge, dunque? 
Prima di tutto, la necessità, da parte degli investitori, di rafforzare le proprie conoscenze e competenze finanziarie, in particolare quando si parla di investimenti ESG. Nonostante l’attenzione verso la sostenibilità sia cresciuta negli ultimi anni, molti risparmiatori si trovano ancora in una fase di esplorazione e cercano strumenti per orientarsi tra le diverse opzioni disponibili. 

Basti pensare che la maggioranza delle ricerche online legate agli investimenti ESG ha un intento informativo. In altre parole, prima di prendere decisioni concrete, si sente la forte necessità di approfondire l’argomento, per esempio consultando testate specializzate, blog di settore o contenuti di analisi.

Informarsi e costruire gradualmente una maggiore consapevolezza, dunque, diventa un passaggio fondamentale per comprendere davvero cosa significhi investire in modo sostenibile. In più, il supporto di una consulenza qualificata e l’accesso a contenuti di educazione finanziaria possono aiutare a rendere i concetti ESG più chiari e concreti e facilitare scelte più consapevoli. 

In un ambito caratterizzato da informazioni numerose e spesso complesse, avere punti di riferimento affidabili può fare la differenza. Per molti investitori, il percorso verso gli investimenti ESG non è ancora una scelta immediata, ma un processo di comprensione e valutazione. Un cammino che parte dall’informazione e dalla consapevolezza e che, nel tempo, può tradursi in decisioni di investimento più consapevoli e informate.

Il valore della consulenza e dell’educazione finanziaria

In un contesto in cui le informazioni sulla sostenibilità sono sempre più numerose, tecniche e spesso frammentate, il rischio per molti investitori è quello di trovarsi disorientati proprio nel momento in cui cercano di compiere scelte più consapevoli. È qui che il ruolo degli istituti di credito diventa decisivo: fungono da filtro qualificato tra il pubblico e un ecosistema informativo complesso, aiutando a interpretare correttamente dati, metriche e criteri ESG.

Per questo, una consulenza adeguata non rappresenta solo un supporto operativo, ma una leva fondamentale per trasformare l’interesse in decisioni di investimento più solide e coerenti con i propri obiettivi. Allo stesso modo, iniziative mirate di educazione finanziaria permettono ai risparmiatori di acquisire gli strumenti necessari per comprendere meglio rischi, opportunità e implicazioni della sostenibilità.

In un momento caratterizzato da overload informativo e da un rallentamento dell’interesse verso gli investimenti ESG, per i risparmiatori diventa sempre più importante poter contare su strumenti affidabili per orientarsi. Il percorso verso scelte più consapevoli non è immediato né uguale per tutti: richiede tempo, informazione e una progressiva comprensione dei temi legati alla sostenibilità. In questo senso, chiarire i concetti, sviluppare consapevolezza e assumere decisioni responsabili rappresenta un cammino personale che può aiutare a trasformare la complessità in orientamento e le domande in scelte realmente informate.

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