Incertezza, volatilità e competizione sempre più complessa
Le PMI italiane operano in uno scenario internazionale segnato da incertezza e volatilità: secondo l’analisi dell’Osservatorio Innovazione Digitale nelle PMI, geopolitica e costi dell’energia sono le preoccupazioni principali delle imprese.
Questo delinea un punto concreto: maggiore pressione su costi, margini e liquidità, proprio mentre la domanda resta instabile e la competizione spesso si traduce in guerre di prezzo. A complicare il quadro c’è anche il mercato del lavoro, con la difficoltà a reperire risorse qualificate: un vincolo che può rallentare produttività e capacità di esecuzione, rendendo più difficile trasformare l’incertezza in opportunità.
In questo contesto, la disruption tecnologica guidata dall’Intelligenza Artificiale non è percepita con la stessa urgenza, ma il rischio è un “costo opportunità”: rimandare gli investimenti oggi può aumentare domani il divario con concorrenti più grandi o internazionali, spesso pronti ad adottare nuovi modelli.
Intanto cresce l’attenzione alla gestione del rischio anche sul fronte normativo, con i primi passi verso l’adeguamento ai regolamenti UE sul digitale (dalla NIS2 all’AI Act). Su alcune priorità, invece, le PMI stanno già investendo con decisione: la sicurezza sul lavoro, dove il 74% ha avviato iniziative o sperimentazioni e un ulteriore 16% prevede di farlo nei prossimi 12 mesi. È un esempio di investimento “difensivo” che tutela continuità operativa e reputazione; la sfida è affiancare investimenti “di crescita” in competenze e innovazione, così da rendere più resiliente un’offerta che le imprese percepiscono distintiva e trasformare la fedeltà dei clienti in solidità competitiva nel tempo.
Trasformazione digitale: cresce la spesa, ma non per tutti
Sei PMI su dieci aumentano la spesa digitale rispetto al 2024, ma l’adozione resta “a due velocità”: il 24% investe in tutte le aree e il 26% sulle priorità, mentre oltre metà resta indietro (23% lo considera marginale, 9% lo giudica troppo costoso, 4% non ne vede il valore, 14% non investe).
Gli investimenti si concentrano su funzioni core (finanza, marketing-vendite, produzione/servizi) e soprattutto sul Cloud: dal 56% nel 2023-2025 al 91% atteso nel 2026-2028. Restano invece ferme le scelte più trasformative: il 91% non prevede spese per blockchain, realtà aumentata/virtuale e quantum computing e il 76% per l’IA.
Secondo l’Osservatorio, il rischio è sottovalutare la velocità con cui evolvono le tecnologie emergenti e il loro impatto sui modelli di business: rimandare gli investimenti può far risparmiare oggi, ma aumenta la probabilità di perdere efficienza e competitività domani
Anche qui vale il concetto di “costo opportunità”: tecnologie e modelli evolvono in fretta e, senza dati strutturati e competenze adeguate, il divario competitivo può ampliarsi.
Innovazione e R&S: poche PMI fanno sistema
Per una PMI, l’attività di Ricerca e Sviluppo (R&S) è un investimento che protegge produttività e margini, ma l’adozione è ancora bassa: il 62% non ha fatto R&S negli ultimi tre anni e meno di 2 imprese su 10 hanno usato brevetti o marchi. Coerentemente, più di una PMI su 3 non ha innovato nel triennio e solo il 10% ha lavorato insieme su innovazioni di processo, prodotto e servizio: un tipico costo opportunità, perché rinviare oggi aumenta il rischio di competere domani solo sul prezzo.
Gli ostacoli restano diffusi (solo il 27% non ne segnala) e l’Open Innovation è limitata: collabora per la R&S appena un terzo delle PMI, mentre il 55% non lo fa né lo pianifica; le reti sono quasi sempre nazionali e includono raramente startup o hub (sotto il 5%). Le PMI Innovative mostrano un profilo diverso: 49% innovazione su processo-prodotto-servizio, 42% domande di brevetto, 80% assunzioni qualificate e 84% progetti con università e imprese. In sintesi, competenze, proprietà intellettuale e partnership aumentano la probabilità che l’innovazione generi vantaggio competitivo e solidità finanziaria.
Competenze e formazione: un investimento che riduce il rischio
In un contesto instabile e con una forza lavoro che invecchia, la formazione è un investimento sul capitale umano: sostiene produttività, capacità di adattamento e attrattività verso i talenti. Nelle aziende più piccole, però, tempo e risorse limitati riducono la pianificazione, per questo conta un approccio più collaborativo, affiancando alle risorse interne università, enti e professionisti per percorsi mirati e sostenibili.
La distanza tra bisogno e pratica resta ampia: solo il 46% valuta le competenze e appena il 40% definisce piani formativi oltre l’obbligatorio, spesso con verifiche informali. Quando i corsi non funzionano, il motivo è semplice: sono troppo “generici”. Sulle tecnologie emergenti il rischio di costo opportunità cresce: solo il 7% ha programmi strutturati sull’IA; rimandare può far risparmiare oggi, ma lascia l’impresa più esposta domani a cambiamenti rapidi e a un divario di competenze difficile da recuperare.
Competitività significa prepararsi prima
La ricerca dell’Osservatorio restituisce l’immagine di PMI capaci di resistere e adattarsi, ma ancora concentrate su progetti a breve termine.
Oggi, però, digitalizzazione, innovazione e formazione non sono più temi separati dalla sostenibilità economica dell’impresa: incidono direttamente sulla capacità di proteggere margini, mantenere competitività e affrontare contesti instabili.
Perché il vero costo, spesso, non è investire. Ma aspettare troppo per farlo.
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