Capitale umano e longevità
Sentiamo spesso parlare di capitale umano.
Il capitale umano delle aziende: i lavoratori.
Il capitale umano di un Paese: la sua capacità di innovazione e coesione sociale.
Il capitale umano in senso finanziario: la capacità di un individuo di produrre reddito nel corso della sua vita professionale.
In qualche modo, quindi, il capitale umano di un individuo è il valore finanziario - ma non solo - risultante dal mix singolarissimo e peculiare dell’ambiente familiare e sociale in cui ha vissuto, della sua scolarità, delle sue esperienze di vita e di lavoro, della sua personalità. Non poca cosa.
Questo capitale è quello per cui l'individuo viene pagato nella sua professione, stimato dalla sua comunità, è anche ciò che trasferisce ai suoi figli ed eredi. In senso finanziario, il capitale umano è più cospicuo quando si è giovani, perché sono maggiori, a quel punto del percorso di vita, le prospettive di guadagno futuro; più variegato invece con l’età matura, per il contributo di esperienza e conoscenze acquisite nel tempo che integrano e completano quelle scolastiche di partenza.
Con il crescere dell’aspettativa di vita, questo capitale avrà però bisogno di essere continuamente aggiornato per stare al passo con la velocità di cambiamento che le tecnologie imprimono al lavoro, alle competenze, alle dinamiche culturali e sociali. Impensabile, in una società che cambia a un ritmo così frenetico, poggiare una carriera che raggiungerà i 70 anni sulle sole competenze acquisite nei primi 25 anni di vita.
Da qui l’idea del lifelong learning, una riscrittura di tempi e modalità di apprendimento di competenze - verticali e non – nel corso di tutta la vita. Lavorare così a lungo richiede flessibilità di saperi e carriere, e capacità di sviluppare competenze aggiuntive grazie a nuove passioni e nuovi interessi che maturano nel corso della vita adulta e che possono essere molto diversi da quelli che ci hanno spinto a scegliere cosa studiare a 20 anni.
Nel suo senso finanziario, come in quello umano, il capitale di cui parliamo avrà, quindi, grande ruolo nella sostenibilità della nostra longevità finanziaria e lavorativa. Ma in senso più ampio sarà la fonte di interessi, passioni, distrazioni, attività e socialità di una vita sempre più lunga.
Per questa ragione, mettiamo il capitale umano insieme agli altri capitali fondamentali di una longevità in buone condizioni.
Di cosa si nutre il capitale umano
Come abbiamo già enunciato, il capitale umano non è mai finito per sua natura: più è plastico più serve allo scopo di sostenere una vita lunga. Ha un ingrediente di base, gli studi giovanili, e uno dinamico, l’aggiornamento progressivo.
La longevità sta dalla parte di chi studia: i dati ci dicono che i laureati vivono più (e meglio) dei diplomati e i diplomati più di chi ha un diploma di scuola media. Ciò nonostante, in Italia si laurea solo il 21% dei giovani, contro il 42% degli spagnoli e il 34% media UE. (Fonti: The Lancet 2024, Istat, Studio della Columbia University Mailman School of Public Health e del Robert N. Butler Columbia Aging Center, pubblicato su JAMA Network Open).
L’AI sostituirà più rapidamente i lavori funzionali e impiegatizi, lasciando maggior margine di tutela professionale a chi acquisisce competenze e titoli più apprezzati in questa epoca ipertecnologica: lauree in Economia, Ingegneria civile, Informatica, Architettura. Ma mancano anche infermieri e ostetriche, operai specializzati, tecnici delle costruzioni civili che possono uscire dagli ITS, Istituti Tecnici Superiori in Italia ancora troppo pochi e poco frequentati, mentre in Germania, per esempio, attirano più di un terzo degli studenti di scuola superiore. (Dati Anpal e Unioncamere).
Chi fa studi in linea con il mercato del lavoro di domani avrà più chance di scelta tra un paese estero e il proprio, perché avrà più carte in mano. Che si tratti di università o Istituti Tecnici Superiori, scuole pubbliche o private, ciò che conta è comprendere cosa sta cercando il mercato del lavoro e verso quali competenze evolverà. Mentre le aziende cercano soprattutto laureati in economia (26,4%), a concludere un percorso di studi economici è solo il 17% laureati; lo stesso vale per le professioni ingegneristiche, richieste nel 22,6% dei casi contro il 12% dei laureati. Così resta bassa, rispetto alle richieste, la quota di laureati in informatica, architettura e ingegneria civile, al contrario di quelli che scelgono scienze politiche e della comunicazione, molto più alta rispetto alla domanda delle aziende. (Fonte: Il Post)
Ma sarebbe parziale considerare solo gli studi come materia pregiata per costruire il capitale umano di una persona. Gli studi sono pilastri di base, ma l’educazione familiare, l’ambito sociale che si frequenta, le letture, le mostre, i viaggi e, quando possibile, i soggiorni in un paese straniero fanno il resto, plasmando quella materia viva ed elastica che è la personalità, la cultura nel senso più ampio, ed alimentando quell’ingrediente segreto della longevità che è la curiosità.
Ecco, quindi, che pianificare la longevità significa anche avere ben chiaro il percorso di studi, superiori o universitari, di formazione e di “contaminazione” che i nostri figli sceglieranno di seguire. È importante, progettare, condividere e scegliere insieme a loro carriere e paesi di studio o di residenza anche in prospettiva delle evoluzioni future del mondo del lavoro; stimandone i costi e pianificando gli strumenti finanziari e i tempi destinati a sovvenzionare queste scelte. Le famiglie con grandi patrimoni hanno il proprio family office, ovvero un team di professionisti che gestisce investimenti, pianificazione fiscale e che, spesso, si occupa anche delle carriere di studi dei figli. Per tutte le altre diventa importante sviluppare sensibilità a questo tema, progettare la formazione dei figli insieme ai figli stessi e, quando c’è, con un consulente di fiducia in grado di aiutare la fase di budgeting e gli investimenti finanziari cui demandare il compito di copertura dei costi.
Non solo giovani
Come abbiamo già detto, il capitale umano va accudito, nutrito e manutenuto come si fa con una pianta rara. Se vogliamo vederla crescere rigogliosa, non dobbiamo mai darla per scontata: le cose preziose, sentono quando le diamo per acquisite e cominciano a deperire. Così il capitale umano.
Il nostro percorso di lunga vita trova proprio nell’età matura occasione di integrare e rivitalizzare le nostre competenze, i nostri interessi, le nostre curiosità. In questa attività risiede la prospettiva di poter sostenere la propria attività professionale più a lungo oppure di sterzare verso una carriera diversa per assecondare la propria voglia di cambiamento e nuovi interessi che sono emersi nella parte più matura dell’esistenza. Oppure, ancora, di raggiungere quella conciliazione tra ciò per cui siamo pagati e ciò che ci piacerebbe fare, che trova, proprio nell’età matura, una chance maggiore di essere raggiunto. Un lavoro part time o una piccola attività in proprio possono offrire, a chi si trova ad andare in pensione ancora con tutte le proprie energie e vorrebbe restare attivo, di accompagnare i primi 5, 8 o 10 anni di pensione con un’attività che permetta, da una parte un’integrazione di reddito, e dall’altra un’integrazione di senso di scopo.
In molti casi la fretta di andare in pensione nasconde, anche alla nostra stessa consapevolezza, l’urgenza di cambiare modo di lavorare più che di smettere del tutto. Andare in pensione da un tipo di lavoro, non necessariamente dal lavoro.
Capitale umano come carburante anche della terza parte della vita
Forse non tutti sanno che i grandi esperti di longevità, classe medica compresa, danno grande valore al capitale umano come volàno di senso di scopo per la terza e quarta età. Oggi andiamo in pensione con mediamente 20/22 anni davanti, 8.000 giorni che vanno sostenuti con un reddito ma anche riempiti di senso (Fonte: The Longevity Economy: Inside the World's Fastest-Growing, Most Misunderstood Market, Joseph F. Coughlin, direttore del MIT AgeLab).
La cultura genera curiosità e la curiosità genera tempo di qualità. È un circolo virtuoso che permette di volare alto sugli acciacchi dell’età verso la soddisfazione di interessi e passioni cruciali per alzarsi ogni mattina con qualcosa di bello da fare.
Emanuela Notari, Esperta di longevità e demografia
Analizza l’invecchiamento della popolazione per comprendere il presente e pensare il futuro con un focus specifico sugli impatti socio-economici e demografici, sul mercato del lavoro e sulle asimmetrie legate alla longevità di genere
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