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FOMO finanziaria: perché investiamo quando lo fanno tutti (e come ritrovare la bussola)

FOMO finanziaria: perché investiamo quando lo fanno tutti (e come ritrovare la bussola)

Un investimento può sembrarci imperdibile quando ne parlano tutti. Imparare a distinguere una scelta consapevole da una decisione dettata dalla FOMO aiuta a ritrovare la propria bussola. Scopri di più in questa guida di Rame.

Quando a guidarci è ciò che fanno gli altri

Non sempre mettiamo a lavorare i nostri risparmi seguendo un piano. A volte, compriamo quote di strumenti finanziari, cripto-attività o token digitali solo per paura di restare esclusi da qualcosa che gli altri sembrano aver capito. Riconoscere le dinamiche psicologiche e digitali dietro le mode finanziarie è il primo passo per un investimento davvero consapevole.

I mercati “corrono”, gli amici raccontano di rendimenti da sogno, sui social spopolano proposte imperdibili. È da qui che nasce la “Fomo finanziaria”, quella sensazione sgradevole di essersi persi qualcosa, un'occasione per guadagnare di più. Fomo è l'acronimo di “Fear of missing out”, la paura di restare fuori perché ci si è lasciati scappare un'opportunità o semplicemente una cosa bella. Gli psicologi la studiano da anni e investe diversi ambiti della nostra vita. La finanza non fa eccezione e diversi studi mostrano ormai quanto questo sentimento sia in grado di influenzare le scelte di investimento, spesso in modo negativo. A muoverlo, però, c’è qualcosa di profondo. Analizzando il fenomeno si è capito che dietro la spinta a investire sull'onda di quanto fanno gli altri c'è una risposta emotiva complessa: il bisogno di appartenenza, di riscatto sociale o persino la ricerca di un senso di controllo sul proprio futuro.

Le “tribù” finanziarie e il bisogno di esserci

Per comprendere la Fomo finanziaria può essere utile fare un passo indietro: gli esseri umani non si comportano necessariamente così perché sono sprovveduti, ma perché, profondamente e strutturalmente, sono anche animali sociali. Il sociologo francese Michel Maffesoli ha teorizzato che nella società contemporanea gli individui tendono a riunirsi in “micro-gruppi”, accomunati non più da grandi ideali politici o religiosi, bensì da stili di vita e consumi condivisi.

In altre parole, viviamo in piccole tribù e aderiamo a comunità di consumatori; anche l’acquisto di un oggetto o l’adesione a una community di investitori, in questo caso, non serve soltanto a soddisfare un bisogno biologico, ma può diventare un segnale di appartenenza, una sorta di investimento in capitale sociale ed emotivo. Possiamo arrivare a comprare quel determinato ETF o quella specifica valuta digitale per dire al mondo, e soprattutto alla nostra cerchia di riferimento: «Ci sono anch’io, sono al vostro passo». Il denaro può così trasformarsi facilmente in un test di identità e successo personale.

L’effetto amplificatore: finfluencer e gamification

Se la pressione sociale tra pari è antica come l’uomo, oggi la tecnologia può amplificare questa dinamica in modo significativo. Da un lato, i social media ospitano una moltitudine di influencer finanziari, i “finfluencer”, che propongono ricette di guadagno facili, veloci e alla portata di tutti, talvolta prive di adeguate avvertenze sui rischi. Dall’altro, l’avvento di app di investimento estremamente intuitive ha favorito la cosiddetta gamification della finanza. Investire può apparire facile come ordinare una pizza a domicilio: schermate colorate, notifiche push graficamente accattivanti che celebrano i profitti con piogge di coriandoli digitali ed esecuzioni con un semplice “swipe”, possono ridurre la barriera psicologica al rischio.

In uno dei suoi report, l’Osservatorio Fintech & Insurtech del Politecnico di Milano ha evidenziato come la gamification – attraverso l’introduzione di “missioni”, premi e punti nelle app finanziarie – si stia diffondendo rapidamente per coinvolgere gli utenti, specialmente i più giovani. L’effetto indesiderato non è affatto trascurabile: titoli, grafica, ordine dei messaggi, colori e l’enfasi su un dato anziché un altro possono orientare l’attenzione e cambiare la percezione del rischio. Lo stesso contenuto può apparire più rassicurante o più attraente a seconda di come è costruito il messaggio.

Perché la Fomo finanziaria può fare male

Come si legge nell’ultimo rapporto Consob sulle scelte di investimento delle famiglie italiane, chi si affida di più ai social media per avere informazioni sugli investimenti può essere esposto con maggiore probabilità al rischio di assumere decisioni di investimento di cui non ha piena consapevolezza o che non è in grado di valutare adeguatamente. Entrando più nello specifico, alcuni studi hanno anche analizzato quanto la Fomo, cioè la sensazione di urgenza che spinge a comprare titoli perché lo fanno gli altri, possa avere conseguenze negative sui rendimenti.

Uno studio pubblicato a maggio 2025 dal Dipartimento di Finanza dell’Università del Colorado, sul Global Fomo Index, indicatore messo a punto per valutare il livello di ansia negli investitori sul mercato globale, mostra che un aumento dell’indice di appena il 10% è associato a un calo dell’1,7%–2,0% dei rendimenti azionari su base mensile.

Conoscere per prevenire: le trappole mentali che ci mandano fuori strada

Come fare per evitarlo? Il primo passo è conoscere alcune trappole mentali che potrebbero indurci a scegliere senza una reale pianificazione. Eccone alcune.

  • Il consiglio non richiesto.
    "Dovresti farlo anche tu". Quante volte ce lo sentiamo dire? È una frase spesso efficace, perché, come dimostrano gli studi, fa leva su una scorciatoia evolutiva del nostro cervello: "Se lo fanno in tanti, forse è sicuro" È quello che gli esperti di finanza comportamentale chiamano effetto gregge, o herding behaviour, che può portarci a ritenere più affidabile qualcosa solo perché lo fanno in tanti. Peccato che nei mercati finanziari le cose possano funzionare anche in senso inverso: la folla non sempre riduce il rischio e, in alcuni casi, può contribuire a gonfiarlo creando bolle destinate a scoppiare.
  • Il titolo conosciuto.
    Come sottolinea anche la Consob nella guida sulle trappole comportamentali, davanti a una scelta complessa il cervello si affida a ciò che è più immediato, più semplice o più familiare. È il motivo per cui un prodotto che conosciamo di nome, perché tutti ne parlano, può apparirci più sicuro. Ma non è sempre così.
  • L’effetto "moda".
    Ogni stagione sembra avere il suo tormentone finanziario: cripto-attività, intelligenza artificiale, trading ultraveloce, startup rivoluzionarie. Non c’è nulla di intrinsecamente sbagliato, ma la moda del momento non sempre tiene conto delle esigenze dei singoli e può non avere nulla a che vedere con i piani finanziari personali.
  • Il recency bias.
    È un bias comportamentale molto comune, che consiste nel dare un peso eccessivo agli eventi, alle informazioni o agli andamenti più recenti, rispetto a quelli passati o alla loro evoluzione nel lungo periodo. Questa percezione distorta può condurre a scelte poco ponderate. Se un titolo o un settore sale ininterrottamente da mesi, possiamo essere portati a credere, anche in modo irrazionale, che continuerà a farlo ancora a lungo. Rischiamo così di dimenticare che i mercati sono ciclici e non lineari, finendo per comprare quando i prezzi sono già molto elevati.
  • La gara implicita.
    Chiedere o confrontare le sole performance percentuali può confondere il risultato con la bontà della decisione. Se qualcuno ha fatto il +60% scommettendo su un singolo asset volatile, non significa necessariamente che abbia preso una decisione finanziaria saggia; può anche significare che ha corso un rischio elevato e che l’esito gli è stato favorevole. Confondere la fortuna con la competenza è uno dei modi più rapidi per esporsi a scelte poco consapevoli.

L’effetto gregge può portarci a ritenere più affidabile qualcosa solo perché lo fanno in tanti.

Perché l’investimento del tuo amico è un abito che a te non sta bene

Gli esperti lo ricordano spesso: ogni scelta va valutata per le sue caratteristiche reali, in termini di rischio, rendimento, orizzonte temporale e costi. Un investimento non è un oggetto universale a taglia unica, ma assomiglia piuttosto a un abito su misura. Per questo, copiare pedissequamente le scelte finanziarie di qualcun altro può essere un errore. Quando "copiamo", rischiamo di ignorare tre variabili che per noi sono invece rilevanti.

  • L'orizzonte temporale.
    Chi consiglia quel titolo potrebbe investire denaro che prevede di non toccare per i primi dieci anni. Noi, magari, quegli stessi soldi dovremo usarli tra diciotto mesi per pagare l'auto nuova.
  • La tolleranza al rischio.
    Se quel titolo perde il 30%, il nostro amico potrebbe dormirci tranquillamente la notte perché ha un patrimonio solido e diversificato. Noi, vedendo scendere il capitale, potremmo entrare nel panico e vendere tutto nel momento peggiore, trasformando un'oscillazione temporanea sulla carta in una perdita definitiva.
  • Il punto di ingresso.
    Quando seguiamo filoni vincenti da tempo, potremmo arrivare a conoscenza dell'investimento "miracoloso" quando la fase più favorevole è già alle spalle. Comprare unicamente perché ne parlano tutti può aumentare il rischio di entrare quando i prezzi sono già molto alti.

La simulazione: a ognuno il suo investimento

Per capire quanto contino queste variabili personali, proviamo a simulare una “situazione tipo”, in cui due risparmiatori decidono di investire nel medesimo titolo azionario caratterizzato da elevata volatilità.

Mario ha un impiego stabile, una casa di proprietà e non ha rate da pagare o prestiti pendenti. Decide di destinare 5.000 euro all’acquisto dell’azione, una piccolissima porzione dei suoi risparmi totali. Dopo qualche mese, il valore di mercato del titolo aumenta notevolmente e Mario, entusiasta, lo racconta a Luca. Quest’ultimo, trascinato dall’entusiasmo e dalla paura di perdersi un guadagno facile, decide di copiare l’amico investendo anche lui 5.000 euro.

La situazione finanziaria di Luca, però, è diversa: sta risparmiando per sposarsi l’anno successivo e quei 5.000 euro rappresentano la quasi totalità dei suoi risparmi liquidi. Il mese successivo, il mercato subisce un crollo improvviso del 40%. Per Mario è solo un fastidio passeggero: non ha bisogno di quella liquidità e può permettersi di attendere finché il valore non sarà risalito. Per Luca rappresenta un problema: la somma gli servirà a breve per pagare parte del pranzo di nozze e tutto il resto, così si ritrova costretto a liquidare la sua posizione, bruciando buona parte del suo capitale nel momento peggiore.

La stessa esposizione allo strumento finanziario ha prodotto un fastidio trascurabile per uno e un fallimento per l’altro. Accade perché l’investimento non è mai slegato dalla vita reale di chi lo compie.

L’investimento non è mai slegato dalla vita reale di chi lo compie.

Come proteggersi: le bussole per non perdere la rotta

Per combattere la Fomo è essenziale imparare a distinguere tra una scelta consapevole e una scelta dettata da una reazione. E allora, per difenderci dalla pressione invisibile, possiamo usare trucchi e strumenti pratici consigliati dagli esperti.

Ogni volta che riceviamo un consiglio finanziario o ci imbattiamo in un'opportunità irrinunciabile online, sottoponiamola a un “esame”, seguendo alcuni passaggi:

Comprendiamo. Chiediamoci se sapremmo spiegare in modo semplice, in 60 secondi e a parole nostre, come funziona lo strumento su cui vorremmo puntare, e in che modo genera rendimento. Se la risposta è no, può essere prudente fermarsi. La regola di buon senso è semplice: è preferibile evitare di investire in ciò che non si comprende appieno.

Misuriamo il rischio reale. Qual è lo scenario peggiore assoluto se decido di fare questo investimento? Se questo asset dovesse perdere il 50% o azzerarsi, quale sarebbe l’impatto sulla mia vita quotidiana e sui miei progetti? Posso sostenerlo senza compromettere la mia serenità economica? Sono le domande che tutti dovremmo farci prima di muovere un solo euro.

Misuriamo la consapevolezza. Facciamoci questa domanda e rispondiamo con la massima onestà possibile: «Se non me ne avesse parlato il mio amico (o se non l'avessi visto su quel canale social), starei attivamente cercando questo investimento proprio oggi?». Se la risposta è no, potrebbe essere un segnale che stiamo agendo più per imitazione e appartenenza che per reale pianificazione.

La morale? Se quel titolo o quella cripto-attività ci convince soprattutto perché ne parlano tutti, fermiamoci e chiediamoci se faremmo la stessa scelta anche senza il consiglio o l’esempio degli altri. Scriviamo in una riga perché quell’investimento sarebbe adatto a noi, e non perché piace agli altri. Perché è coerente con i nostri obiettivi, i nostri tempi e il nostro livello di rischio. È uno dei consigli della Consob per sfuggire alla trappola comportamentale dell'herding behaviour.

Scriviamo in una riga perché quell’investimento sarebbe adatto a noi, e non perché piace agli altri.

Rame, Community Online

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